Save the Project: Quando, Quando, Quando.

I progetti curatoriali, fatta eccezione di quelli per le grandi e mediatiche esposizioni, hanno solitamente una vita media molto breve. I curatori passano mesi a studiarli e affinarli e poi, nel giro di pochi giorni, il progetto si offre al pubblico e si esaurisce senza lasciare traccia, se non come nota a margine nelle biografie degli artisti che vi hanno preso parte. Quando, Quando Quando, però, era un progetto davvero ben studiato e costruito e noi di Art for Breakfast abbiamo ritenuto opportuno svincolarlo dalla fiera per cui è stato pensato, isolarlo, e razionalizzarlo a posteriori.

Gianpaolo Cacciottolo , Elisa Torchio e Alessandro Ferraro sono i tre giovanissimi curatori provenienti da Campo (la scuola per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) ideatori del progetto proposto durante l’Affordable Art Fair 2017 di Milano. I tre hanno radunato dieci giovanissimi artisti intorno al tema del tempo e della sua percezione.

In che modo ricordiamo oggi e guardiamo al nostro passato in un’epoca caratterizzata dall’ansia verso il futuro? Viviamo un’era in cui le temporalità si sono accorciate e quasi dissolte. Ed è proprio la base concettuale che fa da palcoscenico al progetto ad essere interessante, non scontata e ideologicamente ricca e propositiva. Ovvio però che un buon progetto senza dei buoni artisti vale come una bella sceneggiatura messa in scena dai Vanzina. E invece  il merito dei tre curatori è stato proprio quello di selezionare 10 approcci differenti ma prosperi, molto più densi e carichi di significati rispetto a tanti artisti, ormai cresciutelli e ben esposti sul mercato, osservabili in altri stand della fiera.

Saluteremo dalla nostra finestra

il tempo che passa

e se passando ci riconoscerà

anche il tempo perduto

anche il tempo sbagliato

ci risponderà

Gianmaria Testa, Canzone del Tempo che Passa (1999)

Oltre al merito contenutistico, i curatori hanno avuto anche una geniale idea espositiva, riuscendo a ricreare all’interno della fiera un vero e proprio percorso di visita. Le opere erano state infatti ordinate secondo un ordine logico che prendeva il via da una dimensione universale del ricordo procedendo verso una sempre più soggettiva e personale.

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L’artista che dava il via a questo viaggio nel nostro passato era Veronica Bisesti (classe ’91) con Untitled (keep within compass and you shall be sure, avoid many troubles which others endure), una riproduzione fotografica di una stampa risalente al 1785 di proprietà del British Museum di Londra. L’opera era davvero un incipit perfetto del concetto di ricordo indagato da un punto di vista universalistico.  Una donna appare bloccata all’intero di un arco descritto da un compasso e ai quattro angoli sono presentati i pericoli in cui potrebbe incorrere se provasse a uscire dallo spazio che è stato per lei circoscritto. La Bisesti semplicemente capovolge questa visione allargando il campo visivo descritto dal compasso verso l’orizzonte ampio della possibilità e del riscatto. Un messaggio quindi rivolto all’intero mondo femminile, un vero invito all’azione per conquistare gli spazi che noi riteniamo opportuni.

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Jacopo Rinaldi (classe ’88) sposta il tema del ricordo sul panorama artistico. Il suo Ripetizione, Riproduzione, Ristampa. Estratti dal progetto sull’archivio Szeemann indaga il rapporto tra memoria e architettura, in questo caso, dell’archivio di colui che ha creato un nuovo approccio curatoriale di lettura delle proposte artistiche. Rinaldi ha mappato in vari modi lo spazio di Maggia (Svizzera) prima della chiusura dell’edificio dovuta all’acquisizione dello stesso da parte del  Getty Research Institute di Los Angeles, per darne una lettura alternativa, dettagliata e permanente, non solo dello spazio fisico, ma di ciò che rappresentava. Il ricordo di un luogo in cui si sono gettate le basi di un’altro modo di intendere l’arte scindendola dalla forma e dalla sua realizzazione pratica e legandola al concetto e alla dimensione simbolica, percorso che ha aperto la strada al lavoro stesso di Rinaldi.

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Matilde Piazzi ha poi indagato, procedendo questo percorso verso una dimensione sempre più soggettiva, il microcosmo della malattia mentale, attraverso il photobook Stars, in cui immagini di pazienti recuperate dall’archivio dell’ospedale psichiatrico dell’isola di San Clemente a Venezia sono sovrapposte alle immagini scattate dai satelliti all’universo provenienti dall’archivio della Nasa. Con questa semplice azione di sovrapposizione l’artista trasporta queste donne in una dimensione universale, infinita, che, al contrario del tempo “finito” della nostra vita, apre innumerevoli possibilità, dando un’altra chance a queste figure.

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Accanto un altro progetto fotografico: Quinto Orizzonte, un vero e proprio sabotaggio a scapito di un pacchetto di fotografie ritrovate. L’artista bolognese Irene Fenara (classe ’90)  scannerizza le immagini, ma inganna la tecnologia spostando manualmente le fotografie durante il processo. In questo modo le immagini si liquefanno, perdendo ogni apparenza di realtà e sfocando il soggetto, così come sfocati, imperfetti e imprecisi sono i nostri ricordi.

tecnoromanticA seguire i lavori di Roberta Busechian (Technoromantic) e Demetrio Giacomelli ( Il Sistema delle attrazione mostrative) che spostano l’attenzione sull’universo musicale e cinematografico.

L’installazione della Busechian indaga la relazione esistente tra la musica techno anni ’90 e il boom di internet, per lo stato di trance e appagamento che entrambe le cose generano in noi. All’interno del tubo, dei display mostrano le temperature di luoghi ed edifici legati alla rivoluzione techno (Detroit, Berlino, Milano).

Il sistema delle attrazioni mostrative è una video installazione che si riferisce invece alla prima periodizzazione della storia del cinema che va dal 1895 al 1905 ca, quando questo conservava il suo carattere di spettacolarità, meraviglia e shock percettivo. Giacomelli ne recupera quindi gli aspetti spettacolari per ripercorrerne la storia.

Il percorso approda quindi alla sfera del ricordo soggettivo con i lavori di Carlos Lalvay Estrada, Destejido, e di Davide Sgambaro, Le Madeleine.districato 2.jpg

Il primo lavoro, composto da filo di cotone su carta cotone, è legato all’infanzia passata in Ecuador con la madre addetta ai macchinari tessili di un industria locale. Destejido (Districato), rievoca il passato in forma di filo interrotto, dove il tempo è inteso come percorso e sentiero  da seguire.

Le Madeleine è una video installazione in cui l’artista monta insieme degli spezzoni dei video girati dal nonno per i suoi primi cinque compleanni, ma altera la realtà del documento originale per creare una nuova dimensione presente, ponendo così l’attenzione sulle infinite possibilità che esistono nella vita.

Arriviamo poi al lavoro del collettivo Charlie Dippold, con l’installazione Grazie e Arrivederci. Gli artisti hanno riunito 153 scontrini dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016 e li hanno affiancati a dei fogli dove erano riportati dei ricordi personali legati al momento descritto analiticamente dallo scontrino. Gli scontrini effettivamente rappresentano nell’era contemporanea il più efficace registro delle nostre azioni, dei nostri spostamenti e dei nostri consumi, e spesso vengono conservati proprio come simbolo di un momento X.

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L’opera dei Dippold crea quindi il luogo ideale di scontro tra una memoria di tipo matematico e una del tutto personale e soggettiva. In fiera era stata proposta una selezione dei lavori che è andata letteralmente a ruba. A metà della fiera gli artisti hanno dovuto sostituire tutte le opere per sold out e questa cosa fa emergere un altro aspetto assolutamente geniale di questo lavoro. Fare gli artisti al giorno d’oggi ed esporre a una fiera vuol dire anche saper progettare qualcosa di scomponibile e commercializzabile, che assume fascino nella sua visione completa, ma regge benissimo anche nella dimensione singola scorporata dal tutto.

A chiudere la mostra Luca Gioacchino di Bernardo (classe ’91) con Decessi, una serie di dodici disegni che compongono uno studio sulla caducità. Il ricordo in questo lavoro si mostra inesatto, in quanto è impossibile trattenere la forma, per sua natura soggetta alla trasformazione del tempo, nella memoria, e la sua riproduzione,  per quanto esatta, rappresenterà sempre un singolo attimo della sua esistenza.

Come si dedurrà dalla lettura dell’articolo la forza di questo progetto risiede nella densità concettuale, assolutamente non scontata, attraverso la quale artisti così giovani, in un epoca in cui giovane corrisponde spesso a imbecille nell’immaginario collettivo, sono riusciti a indagare e sviscerare un tema così ampio e complesso. Il merito è tutto da dividere con i curatori che li hanno selezionati a cui non possiamo che augurare buona carriera e che la Patty sia con voi!

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Credits:
Fig. 1: Veronica Bisesti, Untitled (keep within compass and you shall be sure, avoid many troubles which others endure), 2017, stampa fotografica su carta cotonata, 35×35 cm.
Fig. 2: Jacopo Rinaldi, Ripetizione, Riproduzione, Ristampa. Estratti dal progetto sull’archivio Szeemann, 2014/2017, stampe fotografiche e inkjet, 100×100 cm. Foto Gianpaolo Cacciottolo.
Fig. 3: Matilde Piazzi, Stars , 2015, photobook stampa digitale su carta riciclata, 14,5 x 21 cm.
Fig. 4: Irene Fenara, Quinto Orizzonte, 2016, stampa digitale su laminato e plexiglass, 29,1 x 40 cm. Courtesy Irene Fenara.
Fig. 5: Roberta Busechian, Technoromantic, 2017, Cemento, arduino e display LCD, sale, zaino, 100 x 100 cm. Foto Gianpaolo Cacciottolo.
Fig. 6: Carlos Lalvay Estrada, Destejido, 2015, pastello inciso su carta cotone e filo di cotone, 77 x 131 x 15 cm. Foto Gianpaolo Cacciottolo.
Fig. 7: Charlie Dippold, Grazie e Arrivederci, 2017, cornici carta e scontrini. Courtesy Pietro Ballero.
Fig. 8: Luca Gioacchino Di Bernardo, Decessi (particolare), 2014, grafite su carta.
Fig. 9: Alessandro Ferraro, Elisa Torchio e Gianpaolo Cacciottolo con Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Foto Autore.
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