L’ironia di Bosch e il collezionismo veneziano del ‘500 in mostra oggi

Inaugura oggi la suggestiva mostra dedicata a Bosch e Venezia, nelle sale dell’Appartamento del Doge, a Palazzo Ducale, co-prodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia, a cura di Bernard Aikema, presente fino al 4 giugno.

Ad aprire il percorso espositivo è un piccolo ritratto inciso da Cornelis Cort nella seconda metà del ‘500. Uno sguardo attonito quello di Jheronimus Bosch, artista olandese che, secondo l’umanista Dominicus Lampsonius“ha saputo dipingere bene ogni segreto anfratto dell’Averno”, con alle spalle un quadro con mostri, draghi e fiamme. I suoi mostriciattoli, demoni e diavoletti sono il simbolo della ricchezza di inventiva nelle sue opere, vere e proprie visioni. Ha chiamato in causa dottrine diverse, come la psicoanalisi, di pari passo con le dottrine religiose e intellettuali dell’Europa centro-settentrionale che, al contrario dell’Umanesimo italiano, negavano la supremazia dell’intelletto, ponendo piuttosto l’accento sugli aspetti trascendenti e irrazionali.

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L’ironia di Bosch, al quale sono state recentemente dedicate le due retrospettive nei 500 anni dalla morte a ‘s-Hertogenbosch, sua città natale in Olanda, e a Madrid, non è tuttavia la sola protagonista della mostra che oggi trova luce nella città della pittura cinquecentesca: Venezia che, per inciso, custodisce, presso le Gallerie dell’Accademia, le uniche tre opere dell’artista presenti in Italia. “Il martirio di santa Ontocommernis (Wilgefortis, Liberata)”, “Santi Eremiti” e “Paradiso e Inferno (Visioni dell’Aldilà)”. Due trittici e quattro tavole, recentemente restaurati, ottimi esempi dell’arte di Bosch tramandata nei secoli.

Ed è proprio dal concetto di collezione che deriva l’intento del curatore: la narrazione che dopo la prima sala viene fuori, racconta del collezionismo cosmopolita veneziano del ‘500, all’interno del quale il Cardinale Domenico Grimani gioca un ruolo piuttosto importante. Nella ricostruzione del rapporto tra Bosch e Venezia fondamentale risulta la testimonianza di Marcantonio Michiel, critico d’arte che nel 1521, nel descrivere la collezione veneziana del Cardinale, nomina, accanto a una straordinaria serie di dipinti nord europei, tre opere di Bosch con mostriciattoli, incendi e visioni oniriche. E proprio per lo spirito da mecenate, che il Cardinale alla sua morte, due anni più tardi, lascerà in  le sue opere alla Serenissima Repubblica, insieme ad altre pitture e sculture. Altro personaggio importante sulla scena è poi Daniel Van Bomberghen, mercante e imprenditore fiammingo che si ritiene abbia individuato i tre dipinti nella bottega di Bosch e organizzato il loro ingresso nella collezione del nobile prelato veneziano.

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La scena veneziana di quell’epoca è dunque il fulcro tematico della mostra, scena che caratterizza la città dove si intrecciano vicende umane, culture diverse, città di gusto che guardava ad Oriente e tesseva rapporti con il Nord Europa. Le opere disposte per tappe nelle diverse sale di cui si articola il percorso espositivo, sono testimonianza di un ambiente colto attratto dal mistero e dalla visioni oniriche. E’ un racconto affascinante che si districa tramite 50 opere, come i dipinti di Jacopo Palma il Giovane “Ritratto dei cardinali Domenico e Marino Grimani”, di Quentin Massys “Ecce Homo”, di Jan van Scorel “La Torre di Babele” e i disegni le incisioni di Durer, Brueghel, Cranach e Campagnola. Oltre a questi,  manoscritti, volumi a stampa e piccoli bronzi con satiri, draghi e mostri.

La mostra si conclude con una riflessione su Bosch e di Bosch: la sua virtuale e onirica è sorprendentemente attuale e costituisce il lascito dell’artista olandese all’arte contemporanea, fino al Surrealismo e al Dadaismo e fino anche ai giorni nostri.

Credits
Img. di copertina: Jheronimus Bosch, “The Garden of Earthly Delight”. Museo del Prado di Madrid. Courtesy of Wikimedia.
Fig. 1: Jheronimus Bosch, Trittico di Santa liberata o Wilgerfortis. Courtesy of Archivio fotografico Gallerie dell’Accademia, “su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia”
Fig. 2: Jheronimus Bosch, “Trittico dei santi Eremiti“. Courtesy of Archivio fotografico Gallerie dell’Accademia, “su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia”
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