I 10 migliori fotografi che hanno catturato lo spirito degli anni ’90

È difficile immaginare gli anni Novanta senza pensare ai ritratti di Corinne Day, la fotografa che ha portato il mondo della moda degli anni 80 a quello del grunge, dell’heroin chic, la stessa che ha lanciato la quattordicenne Kate Moss con il copricapo indiano, rompendo gli schemi delle solite pose da modelle. Come è anche difficile non pensare al film Kids di Larry Clark (1995), che ha portato alla luce una generazione di adolescenti newyorkesi ossessionati da rock band, dal sesso e dalla droga. È il decennio della moda grunge e glamour, messa in scena dai tabloid, immischiata alla vita reale, contornata dagli scontri politici e le crisi di identità e dilaniata dall’AIDS, che ha ospitato quell’ultima generazione libera dalla quotidiana onnipresenza della tecnologia.
Questi 10 fotografi hanno saputo catturare quegli anni come nessun altro.

ADRIENNE SALINGER

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Con la serie di fotografie “Teenagers in Their Bedrooms” del 1995, la Salinger cattura fieri giovani americani nei loro santuari <<parents-free>>: le loro camere da letto. Il progetto fotografico è durato circa due anni: Adrienne Salinger ha convinto 43 giovani sconosciuti, incontrati nei ristoranti o nei centri commerciali, soprattutto nello stato di New York, a posare nei rispettivi alloggi privati. Le camere riflettono così le vite dei teen degli anni Novanta, ricoperte in ogni angolo del muro da accessori, poster, volantini di concerti heavy metal e punk e riviste. Generazioni ben lontane da quelle attuali, armate da iPhone e pronte alla millenaria caccia ai Pokemon.

CORINNE DAY

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Nella primavera del 1990, una giovane modella fissò gli occhi su una Polaroid di uno sconosciuto, un adolescente di 14 anni, nascosto tra i libri di un’agenzia di modelle di Londra. Day portò quell’immagine a Phil Bicker, Art Director della rivista inglese The Face, che commissionò poi un servizio fotografico. In pochi mesi, la foto di quella spensierata Kate Moss senza trucco divenne la copertina del numero di luglio della rivista e fu una delle prime fotografie della top model. “She didn’t know how to model, and that’s what I’d been looking for” ha detto Day, le cui immagini documentarie dal taglio grezzo avrebbero rivoluzionato la fotografia di moda. Scambiando il glamour per grunge, Day fotografa le modelle con il mascara sbavato e i capelli radi, catturando la musica e la fame di libertà, quale spirito dei giovani degli anni ’90.

RYAN MCGINLEY

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Sono pochi gli artisti che riescono a catturare la bellezza selvaggia della giovinezza come fa McGinley, le cui istantanee permettono oggi di vedere gli  adolescenti pelle-e-ossa di quel tempo, inarrestabile comunità underground di graffitari, skateboarders e artisti, nei loro eccessi e nell’irrequietudine delle loro vite, che indossano solo sorrisi e tatuaggi occasionali o cicatrici di battaglia. McGinley inizia a lavorare con il mezzo fotografico da studente con alcuni dei suoi compagni, che con lui collaborano anche in seguito come soggetti; tra questi Dan Colen e Dash Snow, per il quale l’artista in un’intervista afferma di maturare “una vera ossessione”. Le fotografie del primo periodo di McGinley furono raccolte nel 1999 nel volume “The Kids Are All Right” curato da lui stesso.

NAN GOLDIN

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The Ballad of the Sexual Dependancy è il diario che ho lasciato perché la gente lo leggesse” dice la Goldin del suo slide show 1985-1986, raccolta che racconta la sua vita a New York negli anni ’70 e ’80. Piena di circa 700 35mm istantanee, cattura scene intime di giovani regine fuori nei bar, uomini e donne che soffrono di violenza domestica e di AIDS, coppie in lotta, coppie durante l’orgasmo, scene di eroina che rafforzano la cruda fotografia documentaria – che si sarebbe diffusa nel decennio successivo. Negli anni ’90, molti dei soggetti ritratti in Ballad non sono più vivi, morti per l’AIDS o per overdose; ma la Goldin, cattura nuove immagini, che variano da teneri ritratti di amici che convivono con la malattia o che per essa muoiono, a giovani drag queen, fino allo scarno ritratto con gli occhi scuri del sedicenne modello James King, che ha incarnato la tendenza heroin chic dei fotografi di moda anni ’90.

LARRY CLARK

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Molto dello stile documentario proprio di Day, McGinley e Goldin, è scatenato dalla fotografia di Clark. Il suo primo libro di fotografie, Tulsa, pubblicato nel 1971, riproduce foto scattate in tre distinti periodi (1963, 1968, 1971) nell’ambiente dei giovani tossicomani di Tulsa, Oklahoma. Ma è stato il suo Kids del 1995, film di culto, a definire l’epoca della cultura giovanile di New York City, portando l’invisibile nichilismo adolescente sul grande schermo. Il film racconta un giorno di alcuni adolescenti residenti nei bassifondi di New York passato taccheggiando, picchiando e facendo largo uso di droghe e sesso non protetto, nonché di un pesante linguaggio. Il film è pensato per apparire come una sorta di crudo documentario in tempo reale, e descrive senza mezzi termini una realtà assai dura: la diffusione dell’AIDS, nonché le problematiche dei giovani che vivono in ambienti simili.

WOLFGANG TILLMANS

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Tillmans inizia la sua carriera facendo riprese nella scena techno underground di Londra e di Berlino e nei rave dei primi anni ’90. Le sue fotografie di genitali maschili e femminili iniziano a pendere nel Panorama Bar di Berghain di Berlino, forse la discoteca più leggendaria del mondo. Passando da ritratti intimi di ragazzi muscolosi nei club ai primi piani erotici di sesso gay, la sua analogica – istantanee che formano un diario della sottocultura giovanile – definisce lo spirito di una generazione emergente che lotta per la pace e per i diritti dei gay. Nel 2000 è stato il primo fotografo non inglese a vincere il Turner Prize.

COLLIER SCHORR

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La Schorr affronta i temi più caldi nel mondo della moda come il gender, il concetto di diversity e di oltrepasso del limite. Di origini tedesche e britanniche, cresce a Queens nella periferia bigotta degli anni ’70; per quasi tre decenni, Schorr scatta ritratti di adolescenti in erba, da lottatori wrestler della High School nel New Jersey a ragazzi adolescenti le cui facce da bambino vengono adattate a soldati nazisti. Negli anni ’90, il suo soggetto migliore diventa quello dei giovani androgini. Le sue immagini si concentrano sui simboli militari, l’adolescenza, il sesso e le identità nazionali.
The pressure not to represent women in the ’80s was so strong where I was coming from, I felt like there was a real problem with how women had been packaged and sold back to women. I didn’t have a sense of how to solve that problem so I completely avoided dealing with women as a subject in my work. So any anxiety, desire or aggression I felt I directed towards boys, who seemed oblivious and quite safe under the scrutiny

DASH SNOW

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Snow prende una macchina fotografica Polaroid rubata all’età di 16 anni per registrare momenti nella notte che altrimenti non avrebbe ricordato. Quasi due decenni più tardi, le infinite pile di pellicola istantanea (circa 8.000 fotografie) sarebbero diventate i ricordi della vita del giovane artista morto di overdose nel 2009. Piene di immagini di sesso, droga, sangue, vomito, ritraggono Snow con tatuaggi e capelli biondi lunghi fino alla vita, e con il suo gruppo di artisti amici. Come Nan Goldin, Larry Clark e Ryan McGinley, le sue foto ritraggono scene di sesso, droga, violenza e finzione del mondo dell’arte con candore, e  documentano lo stile di vita decadente di un gruppo di giovani artisti di New York City e la loro cerchia sociale.

MARTIN PARR

SPAIN. Benidorm. 1997.

Considerato uno dei più importanti fotografi contemporanei, Parr inizia la sua carriera negli anni ’70 cimentandosi dapprima con il bianco e nero, poi con gli scatti a colori. Nel 1994 diventa membro di Magnum Photos, una delle più importanti agenzie fotografiche al mondo. Sebbene abbia cominciato con una fotografia in bianco e nero, la sua cifra stilistica diventa l’uso molto contrastato e luminoso del colore, in fotografie di medio formato. Parr racconta la storia del gusto e dei comportamenti della classe media inglese. I suoi scatti carichi di ironia e provocazione, catturano gli atteggiamenti grotteschi degli esseri umani, colti in pose e momenti scomodi ma familiari, che conferiscono stravaganza visiva.

PETER LINDBERGH

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Se pensiamo alla fotografia di moda, non possiamo non citare il nome di uno dei più grandi artisti sulla scena. Peter Lindbergh è tutt’ora uno dei più acclamati e apprezzati fotografi a livello internazionale, soprattutto dai professionisti del settore. Di origine tedesca, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’70. Nel 1993 pubblica “10 Women by Peter Lindbergh”, uno dei suoi libri più importanti dove top model come Kate MossNaomi CampbellLinda EvangelistaEva HerzigovaCindy CrawfordIsabella Rossellini vengono ritratte come dive senza tempo. La sua sensibilità riesce a tirare fuori il carattere immortale della bellezza.

Credits:
Img. di copertina: Larry Clark, Untitled, 1993. Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York
Img.1: Adrienne Salinger, Donna D. Courtesy of the artist
Img.2: Corinne Day, Kate, 1990. Courtesy of the Estate of Corinne Day & Gimpel Fils.
Img. 3: Left: Ryan McGinley, Car Service, Brooklyn, 1999. Courtesy of Caviar 20 Right: Ryan McGinley, Cum, 1999. Courtesy of Team Gallery.
Img. 4: Nan Goldin, Jimmy Paulette after The Parade, 1991. Courtesy of Caviar 20.
Img. 5: Larry Clark, Untitled, 1993. Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York
Img.6: Wolfgang Tillmans, Alex in Surge, 1995. Courtesy of ClampArt.
Img.7: Collier Schorr, Girlfriends Bathing, 1995. Courtesy of 303 Gallery, New York.
Img.8:Installation view of Polaroids by Dash Snow. Courtesy of Annka Kultys Gallery
Img.9: Martin Parr, Untitled. Courtesy of Magnum Photos.
Img.10: Peter Lindbergh, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington & Cindy Crawford, New York, 1990. Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery.
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