Tracey Emin VS Londra

Tracey Emin lascia Londra per il Kent. Sono state troppe ed incredibilmente feroci le polemiche sul progetto di ampliare il suo atelier di Spitalfields.

L’artista contemporanea, che insieme all’irriverente Damien Hirst è tra i più importanti esponenti della corrente degli Young British Artist degli anni ’90, decide di lasciare Londra, dopo una forte controversia con il comitato del Tower Hamlets, il quartiere di Londra dove l’artista vive e lavora ormai da diversi anni.

Nel 2013, Tracey compra per £3.5 milioni un edificio storico degli anni ‘20 al 66-68 Bell Lane in Spitalfields  adiacente alla sua attuale casa, con l’intento di demolire la maggior parte della struttura, mantenendo intatte due facciate e ampliare così il suo studio costruendo un moderno atelier di cinque piani ideati dall’archistar David Chipperfield.

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Il progetto è stato ampiamente ostacolato da gruppi locali attenti alla salvaguardia del patrimonio storico artistico, come il Save Britain’s Heritage e il East End Preservation Society, che hanno mosso all’incirca 58 reclami contro la proposta della Emin. Tra gli oppositori, il nuovo design dell’edificio è stato definito “ugly, an eyesore and a triumph for money over the preservation of local history, style and local aesthetics” (“brutto, un pugno nell’occhio e trionfo del denaro sulla conservazione della storia, dello stile e dell’estetica locale”).

Soltanto 11 sono stati gli appelli a favore del progetto dell’artista. Molti hanno, infatti, elogiato lo studio di David Chipperfield, il cui lavoro avrebbe portato al quartiere grande beneficio a livello culturale ed economico, proponendo un edificio che avrebbe preso il posto di una struttura che in realtà ha pochi meriti.

0ac0f0c3-8f7e-4ac6-b979-876b8f665f9e-1360x2040Tracey Emin recentemente si è confidata con il giornale britannico The Guardian, raccontando la vicenda dal suo punto di vista. Amareggiata, non si capacita della feroce opposizione dimostrata nei suoi confronti. Nonostante il rifiuto del comitato del Tower Hamlets che ha assecondato le richieste dei gruppi locali, l’artista ha comunque deciso di abbandonare la causa e lasciar perdere. Si rifiuta di vivere in un luogo dove non viene apprezzata, ma appunto respinta.

Il progetto del nuovo edificio nasce a causa della recente necessità di ampliare lo spazio del suo attuale atelier, il quale, benché sia di notevoli dimensioni, non sembra essere sufficiente e adatto a rispondere delle necessità creative della Emin. Sempre attraverso il Guardian, Tracey confessa di abbandonare il progetto di ampliamento e di conseguenza Londra, per diverse ragioni. Prima fra tutte, il lutto subito recentemente. L’artista, infatti, circa due mesi fa ha perso la madre. Il secondo motivo è dovuto alla stessa città di Londra che offre ben poche possibilità di sviluppo ai creativi, a differenza di Berlino, come sottolinea la stessa Emin, che invece comprende meglio l’importanza per la città di avere artisti attivi all’interno delle proprie mura e che per questo motivo gli aiuta anche nella ricerca di uno studio dove poter esercitare la professione.

Difatti la Emin è solo l’ultima dei tanti creativi che recentemente hanno deciso di lasciare Londra in quanto la città sta diventando troppo costosa da non permette di sopravvivere adeguatamente. E in questo senso, non si dimostra a sostegno dell’arte e della cultura, ma sembra essere solo soggetta alle logiche del business.

 

 

Credits:
Img. di copertina: Tracey Emin, Its Not me Thats Crying its my Soul, 2011, Neon, 86.36 x 122.9cm. Courtesy  Tracey Emin Studio 2016
Img. 1: 66-68 Bell Lane, Toby Glanville, Courtesy Save Britain’s Heritage
Img. 2: Tracey Emin, Courtesy The Guardian
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