Emoji: la collezione del MoMA si arricchisce del set originale

Il MoMA è entusiasta di annunciare l’ingresso nella sua collezione del set originale di NTT DoCoMo composto dalle 167 emoji. Sviluppate sotto la guida di Shigetaka Kurita e rilasciate per i telefoni cellulari nel 1999, questi piccoli capolavori da 12×12 pixel hanno rappresentato l’inizio della rivoluzione nell’ambito del linguaggio visivo.

La NTT DoCoMo e gli albori delle emoji

La NTT DoCoMo, fondata nel 1991 da parte della società nazionale Nippon Telegraph and Telephone, è stata una delle prime ad accogliere le ultime tendenze in campo di telecomunicazione mobile. I primi dispositivi mobili però erano rudimentali, dalle icone ingombranti e poco visuali, in grado di ricevere solo informazioni semplici su previsioni meteo o messaggi di testo di base. Ciò che la NTT stava sviluppando – il rivoluzionario software per il web dal nome “i-mode” – necessitava di un’interfaccia nuova, più immediata ed esteticamente accattivante. È stato Shigetaka Kurita, membro del team di sviluppo, a proporre un modo migliore per incorporare immagini nello spazio visivo limitato disponibile sugli schermi di telefoni cellulari. Rilasciato nel 1999, il set delle 176 emoji (caratteri immagine) di Kurita, ha visto un notevole successo accompagnato dalla corsa alla copia da parte delle aziende competitor giapponesi. 12 anni più tardi, un bel giorno, la grande mela (quella col morso per intenderci) rilancia per il suo prodotto core il set delle faccine segnando l’inizio reale di una nuova forma di comunicazione digitale a livello globale.

 

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Ma perché queste faccine ci piacciono tanto

Immagini e disegni sono da sempre parte integrante del linguaggio dell’uomo. Sin dall’antichità infatti i simboli hanno la funzione di arricchire di forza espressiva un linguaggio scritto e di aggiungere qualità estetica alla complessiva pagina stampata. Con l’avvento della posta elettronica nel 1970, la difficoltà di riuscire a trasmettere tono ed emozione rappresenta un vero e proprio limite alla scrittura elettronica. A partire dagli anni 1980, gli utenti di computer in Occidente cominciano a comporre Emoticon per creare facce semplici – la faccina onnipresente 🙂 è un esempio. In Giappone, il set di caratteri più grande, necessario a causa del linguaggio parlato, fa sì che la creatività degli utenti crei disegni veri e propri, dando origine ai kaomoji, come ad esempio il famoso shruggy ¯ \ _ (ツ) _ / ¯. Si tratta della cosiddetta emoticon shruggie (conosciuta anche come smugshrug). Il suo significato è una sorta di vabbé americanizzato, ma utilizzato anche per dire “non me ne frega una ****“.

Il passaggio da desktop a piattaforme mobili ha reso necessario un ulteriore ripensamento dei costumi a lungo associato alla corrispondenza scritta. E così Kurita crea piccoli emoji 12×12 pixel, iniziando a rappresentare illustrazioni di fenomeni meteorologici, pittogrammi come il ♥ e una serie di volti espressivi. Sebbene Google abbia incluso nella sua Gmail già nel 2006 il set, è solo nel 2011, quando Apple aggiunge la funzionalità emoji nella sua App di messaggistica iOS, che l’esplosione emoji prende davvero piede.

 

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L’acquisizione nella collezione

La collezione del MoMA è piena di esempi di innovazione nel settore del design, simboli di momenti diversi che hanno segnato i cambiamenti nelle nostre abitudini di vita. Dai telefoni ai personal computer, al simbolo @. L’attuale Unicode è il risultato di numerose rielaborazioni dell’originale set di Kurita, che, tuttavia, ne costituisce il DNA di base.

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L’acquisizione è stato il lavoro di molte persone sia a MoMA e al NTT DoCoMo e queste le parole di Paola Antonelli:

Sin dall’inizio della sua attività nel 1929, il museo ha raccolto ed esposto l’arte e il design del nostro tempo ed è per questo motivo che il museo conta tra le sue opere vari tipi di “oggetti digitali”, il simbolo @ e anche dei videogiochi. Oggi gli emoji disponibili sono oltre 2.000 e ogni giorno vengono utilizzati dagli utenti di tutto il mondo soprattutto nelle chat, per questo motivo, possiamo dire che, in un certo senso, abbiamo acquisito una nuova piattaforma di comunicazione basata sulla più antica forma di comunicazione, gli ideogrammi. È affascinante come le diverse epoche sono in qualche modo connesse tra loro.”

 

 

 

 

Credits:
Img di copertina: Shigetaka Kurita, NTT DOCOMO. Emoji (original set of 176). 1998–99. Software and digital image files. Gift of NTT DOCOMO Inc., Japan. Courtesy of MoMA.
Fig 1: 1999 NTT DOCOMO emoji. Courtesy of MoMA.
Fig 2: From left: 1999 NTT DOCOMO emoji; 2016 iOS emoji. Courtesy of MoMA.
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